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Quand'è che la Storia lascia spazio alla Leggenda? Qual è il confine tra verità storica ed epica romantica? Queste domande non hanno sfiorato minimamente i produttori de La battaglia dei Tre Regni.
Adattando per il grande schermo Il romanzo dei tre regni di Luo Guanzhong, opera letteraria che narra di uno dei più famosi episodi della storia cinese, la gigantesca battaglia di Red Cliff, avevano in mente un solo, preciso scopo: fare spettacolo. Del grande spettacolo. E in questo sono riusciti pienamente. Grazie a un budget da 80 milioni di dollari, il più alto nella storia del cinema cinese. Ma per merito soprattutto dello straordinario talento visivo del regista John Woo: il quale, tornato in patria dopo una lunga trasferta hollywoodiana, si conferma come uno dei giganti della cinematografia asiatica.
208 dopo Cristo: l'impero cinese è diviso in tanti regni, e l'ambizioso e spietato primo ministro Cao Cao decide di muovere guerra al regno di Xu e al regno di Wu, così da unificare definitivamente la Cina. Da questo primo attacco seguono diverse conseguenze, che porteranno all'alleanza tra i due regni sottomessi e culmineranno nella battaglia di Red Cliff, episodio su cui è appunto incentrato il film.
Confusionari: questo è il peggior difetto di molti film storici di origine orientale. Pensiamo a La tigre e il dragone (2000) o a Hero(2002): pellicole dall'indubbio impatto visivo, ma che a noi occidentali possono risultare dalla trama un po' contorta. Troppi personaggi dai nomi troppo complicati, capriole temporali, scarso approfondimento psicologico.
Tutto questo in La battaglia dei Tre Regni per fortuna non avviene. Il regista e la sua squadra di abili sceneggiatori si sono preoccupati innanzitutto di semplificare il complesso romanzo di Luo Guanzhong, sacrificando molti personaggi e non pochi episodi. Meglio una trama semplicistica di una incomprensibile. Il passo successivo ha riguardato la produzione vera e propria, che tra designer, falegnami, attrezzisti, comparse e professionisti vari, è arrivata a coinvolgere più di mille persone. Ne sono venute fuori due ore e mezza di spettacolo ininterrotto. Battaglie campali e battaglie navali, imboscate, inseguimenti, tranelli e duelli piroettanti. Fino all'apocalittico scontro finale. Poca intimità, tanta azione: inscenata in maniera a dir poco sublime. Come dimenticare la splendida panoramica aerea dal punto di vista della colomba in volo? O l'immensa flotta imperiale in fiamme? Se tutto ciò sembra perfettamente in tema con il classico stile di John Woo, a venir trascurato è l'aspetto umano degli eroi. L'amicizia virile, tematica prediletta del regista di The Killer (1989) e Bullet in the head (1990), passa irrimediabilmente in secondo piano, soppiantata da uno spirito cameratesco più impersonale, enfatizzato ulteriormente dalla dimensione collettiva delle scene di guerra. La battaglia dei Tre Regni diviene così un film mastodontico, colossale, titanico, talmente imponente da lasciarci con gli occhi sbarrati.
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